PENSIERO TUTTO/NULLA

Il pensiero dicotomico è una modalità che ci porta a pensare che tutto sia o bianco o nero, nessuna sfumatura. Come si traduce nella vita di tutti i giorni?

“O si è di successo o si è falliti”

“O si ingrassa o si dimagrisce”

“O si riesce o non si riesce”

In alcuni casi, potrebbe sembrare rassicurante avere solo due possibilità di azione o di risultato (o va o non va). Vedere più sfumature, diverse opzioni, porta a metterci in discussione e ad interrogarci di più (cosa che costa fatica) ma ci porta ad avere anche più carte da giocare.

Nelle etichette “bianco e nero” infatti si perde il senso di noi, di quello che abbiamo e non abbiamo fatto per raggiungere o non raggiungere l’obiettivo. Il pensiero dicotomico porta infatti a percepire una situazione non proprio perfetta come un completo fallimento. Non fa cioè cogliere il percorso e ciò che è stato fatto, ma solo il non-raggiungimento dell’obiettivo.

Un intervento corretto in campo nutrizionale deve quindi prevedere un’educazione alla via di mezzo. È solo questa “via di mezzo” che ci aiuterà a mantenere nel tempo i diversi traguardi raggiunti.

PENSIERO TUTTO/NULLA IN CAMPO NUTRIZIONALE

La via di mezzo in campo nutrizionale vuol dire, ad esempio, prevedere che alla regola (cioè al seguire il piano con attenzione) si alternino momenti di pausa o trasgressione. Questi momenti possono avere diversi scopi:

  1. Se previsti, possono essere momenti di gratificazione controllati, senza senso di colpa, durante i quali la persona si concede ciò di cui in quel momento ha voglia o bisogno;
  2. Aiutano ad allenarci a tornare alla regola. In questo modo, cioè, ci abituano a rialzarci dopo una piccola scivolata; a tornare ad un’alimentazione sana senza fatica. Il significato di trasgressione, da dannoso, diventa quindi positivo, di utilità.  

In generale, l’alternanza di regola-trasgressione permette di abbandonare il pensiero tutto-nulla “sono a dieta – non sono a dieta”. Si può stare a dieta anche concedendosi dei momenti di gratificazione con qualsiasi cibo ci aggradi. Il pensiero tutto-nulla non ci permette di contemplare l’errore o la trasgressione: alla prima “scivolata” verso cibi proibiti, penseremo di aver fallito e di aver buttato via settimane di lavoro perché la trasgressione segna la fine della dieta e l’inizio della “non-dieta”.

Al contrario, la persona deve essere educata all’equilibrio e alla normalità dietologica, dove la regola rappresenta un riferimento, una linea guida, e la trasgressione fa necessariamente parte del percorso.

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